
Monica Schiavoni, che cosa fai oggi con la musica in RSA?
Sto impegnandomi per portare la musica in una struttura RSA per anziani e malati di Alzheimer. L’impegno è di intrattenerli per quattro ore una volta a settimana, cantando canzoni che appartengono alla loro gioventù, quindi brani della cultura storica musicale italiana.
Cosa succede durante questi incontri musicali?
È sempre bello vederli cantare con noi, divertirsi e fare i “ragazzetti”, dimenticando per pochi momenti di sentirsi abbandonati alla vecchiaia. In quei momenti si crea una sorta di magia: le canzoni diventano un ponte tra il loro passato e il presente, e l’atmosfera nella sala cambia completamente.
Che legame personale senti con questa attività?
In questo sento di celebrare qualcosa che mi è rimasto nella genetica: mia madre mi ha insegnato il più delle canzoni che ora canto qui, suo fratello gemello era cantante e ballerino, mio padre suonava il piano, la chitarra e il sax, quindi mi sento nel mio e ci sto bene. Quando entro in RSA con la mia voce e il mio repertorio, è come se portassi con me la mia famiglia e la mia storia, condividendole con persone che hanno un enorme bisogno di calore umano.
Che ruolo ha avuto la tua famiglia nel tuo modo di vivere la musica?
La mia famiglia ha un ruolo centrale: il Luneur, la musica in casa, gli strumenti, le canzoni imparate da mia madre mi hanno fatto percepire la musica come qualcosa di naturale, quasi quotidiano. Non è mai stata solo un hobby, ma un modo di stare al mondo e di entrare in relazione con gli altri.
Come ti senti alla fine di quelle quattro ore in RSA?
Torno a casa stanca, ma con il cuore pieno. Vedere persone anziane o con Alzheimer che per qualche minuto si illuminano e cantano è una conferma del potere della musica sulla memoria, sull’umore e sul senso di appartenenza.
Come colleghi questa esperienza al tuo sogno futuro?
Per me questa attività è il modello di quello che vorrei fare sempre di più: usare la musica come strumento di cura, di relazione e di inclusione. È uno dei motivi per cui sogno di trasformare la musica in un lavoro, portando progetti simili anche in altri contesti di fragilità.
