Brusciano Ricordo Terremoto Irpinia Basilicata 1980. (Antonio Castaldo)

Brusciano Ricordo del Terremoto

In Irpinia e Basilicata

45° Anniversario 23 Novembre

1980-2025

(Scritto da Antonio Castaldo)

Sono passati 45 anni da quando in Italia un sisma colpì l’Appennino Meridionale, con epicentro fra i comuni avellinesi di Teora e Conza della Campania, segnando indelebilmente con lutti e distruzioni la storia dell’Irpinia e della Basilicata. Quel giorno, domenica 23 novembre 1980 alle ore 19.35, la fortissima scossa di terremoto durò 90 secondi, con epicentro in Alta Irpinia, alla Sella di Conza, con magnitudo 6.9 scala Richter, il 10° grado della scala Mercalli, colpì una vasta area tra province di Avellino, Salerno e Potenza sull’Appennino Campano-Lucano toccando anche una parte della provincia di Foggia in Puglia. L’onda sismica propagatasi per una estensione di 17.000 chilometri quadrati, dall’Irpinia al Vulture, lasciò fra le macerie 2981 morti. I soccorritori recuperarono 9000 feriti mentre si contarono oltre 300.000 senzatetto. il più violento terremoto registrato in Italia dopo la Seconda Guerra Mondiale sconvolse la vita di 6.000.000 le persone.

Il rumore dei crolli e dei boati venne fissato per coincidenza da un cittadino di Lioni mentre armeggiava con canzoni e registratore presso la propria abitazione. Solo qualche mese dopo la bobina venne consegnata a “Radio Alfa” con il direttore artistico, Michele Acampora, che la fece conoscere al mondo intero attraverso l’etere avellinese. E’ possibile riascoltare la colonna sonora di quella immane tragedia umana cercando web, qui attraverso il “Monitore Napoletano” https://www.youtube.com/watch?v=TLcafAYu3sA. E e  vedere e prime immagini con TRMstory , 23 novembre 1980. Le prime immagini della tragedia.

Il ritardo degli aiuti e l’inefficienza dello Stato, nell’organizzare i soccorsi per i paesi colpiti dal sisma, fu constatato di persona dal Presidente della Repubblica, Sandro Pertini (Stella San Giovanni SV, 25 settembre 1896-Roma, 24 febbraio 1990), il quale il 26 novembre 1980, lo stesso giorno in cui “Il Mattino” in prima pagina invocava: “Fate Presto”. Al suo ritorno al Quirinale, conclusa la visita alle zone terremotate, dopo aver lanciato un indignato atto di accusa per le gravi inadempienze e per i ritardi nei soccorsi, il Presidente Pertini così concludeva il suo messaggio alla Nazione con questo appello: «Qui non c’entra la politica, qui c’entra la solidarietà umana. Tutti gli italiani e le italiane devono mobilitarsi per andare in aiuto a questi loro fratelli colpiti da questa nuova sciagura. Perché, credetemi, il modo migliore di ricordare i morti è quello di pensare ai vivi». Il suo discorso è integralmente fruibile sul web all’indirizzo https://youtu.be/o1WChq0gQcAi. [Tratto dal documentario di Rai Storia “23 novembre 1980-Obiettivo Irpinia”].

La macchina dei soccorsi, veniva avviata sotto la guida del nominato Commissario straordinario del Governo, già reduce dall’esperienza in Friuli dopo il terremoto del 1976, Giuseppe Zamberletti, (Varese, 17 dicembre 1933-26 gennaio 2019) che sul campo conquistava l’indiscusso riconoscimento di “Padre della Protezione Civile” in Italia. Con la Legge n. 219 del 1981 veniva avviata la ricostruzione nei comuni danneggiati delle province di Avellino, Benevento, Caserta, Matera, Foggia, Napoli, Potenza e Salerno. Il numero dei comuni colpiti, dopo le poche decine inizialmente registrati, raggiunse la cifra finale di 687, ovvero l’8,5% del totale dei comuni italianiAll’epoca purtroppo si attivò immediatamente anche la parassitaria “camorra imprenditrice”. Dalla relazione conclusiva della “Commissione parlamentare d’inchiesta sulla attuazione degli interventi per la ricostruzione e lo sviluppo dei territori della Basilicata e della Campania colpiti dai terremoti del novembre 1980 e febbraio 1981”, presieduta dal deputato Oscar Luigi Scalfaro, nominato il 19 settembre 1989, resa in Parlamento il 5 febbraio 1991, risulta la complessiva cifra di 50.620 miliardi di lire stanziati dal Governo italiano. I fondi, sempre in miliardi di lire, sono così distribuiti: 4.684 per l’emergenza di quei giorni; 18.000 destinati alla ricostruzione dell’edilizia privata e pubblica; 2.043 assegnati alle regioni; 8.000 diretti alla ricostruzione degli opifici e allo sviluppo industriale; 15.000 per il programma abitativo del comune di Napoli e le relative infrastrutture; 2.500 per le attività delle amministrazioni dello Stato; 393 residui passivi. [X Legislatura, Relazione conclusiva, Atti Parlamentari, doc. XXIII n. 27, vol. I, tomo I, pag. 16].

Con il “Piano Napoli” vennero realizzati 20.000 alloggi, oltre 100.000 vani distribuiti nella periferia cittadina e in 17 comuni della sua provincia di Napoli. In quei cosiddetti “Quartieri 219” una sofferta umanità sopravvive dignitosamente anche nel disagio sociale ed economico. Purtroppo persistono anche sacche di povertà e devianza sociale.

Dopo 45 anni da quella tragedia, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), https://ingvterremoti.com/2025/11/22/quella-domenica-sera-la-nuova-story-map-sul-terremoto-del-23-novembre-1980/, promuove una serie di iniziative per consolidare la cultura della prevenzione attingendo alla memoria storica, come la creazione della prima “Mappa dei ricordi dei terremoti d’Italia” raccogliendo le testimonianze, da valorizzare, di quanti hanno vissuto direttamente o indirettamente un sisma. Per questo il Dipartimento Terremoti Ingv ha lanciato la call to action “Custodi di Memoria”, invitando gli utenti ad accedere ai canali social Ingvterremoti ove poter compilare un form dedicato, inviare foto di oggetti storici, raccontare i personali ricordi.

La Story Map “Quella domenica sera” propone un’esperienza interattiva che integra diverse tipologie di materiale d’archivio, come le edizioni straordinarie dei telegiornali, i documenti che ripercorrono la complessità geologica del terremoto o lo stato del monitoraggio sismico dell’epoca, le fotografie geolocalizzate e le mappe interattive per visionare gli effetti sui territori colpiti. Ampio spazio, inoltre, è dedicato all’impatto sociale ed economico del sisma, alle riflessioni sulla ricostruzione e alle storie personali dei superstiti. La story maps realizzata da INGVterremoti nel 2018 che «raccontava Il tragico impatto di questo terremoto in alcuni dei suoi aspetti principali attraverso mappe interattive, narrazione, testimonianze, immagini e video».

Il sociologo e giornalista, Antonio Castaldo, così ricorda il suo momento del 23 novembre 1980: «Mi trovavo a Reggio Emilia dove frequentavo un corso di formazione, mentre il sabato e la domenica lavoravo a Novellara come saldatore in un’azienda di carpenteria metallica. Quella domenica appena uscito dalla fabbrica facevo la consueta sosta al bar per mettermi subito alla postazione telefonica per parlare con i familiari a casa. Ricordo i numerosi falliti tentativi, l’indice insistente nei fori del telefono a disco e la continua immediata interruzione della linea. Le imprecazioni contro la Sip per il malfunzionamento e solo più tardi apprendere la notizia dell’avvenuto terremoto. La sera successiva in macchina con altri amici, lungo l’autostrada percorsa da numerosi mezzi di soccorso civili e militari, sfrecciavamo verso casa. Io con il pensiero alle vittime del palazzo di Poggioreale crollato avevo paura di trovare case crollate e morti anche a Brusciano. Alla guida della mia R4 per qualche momento cedendo alla stanchezza chiusi gli occhi non so per quanto ma appena il tempo di percepire attraverso le palpebre una salvifica luce bianca di un veicolo che procedeva verso il nord e così ritornando vigile al volante. Giunto a Brusciano, una volta abbracciati i familiari, subito con il gruppo del Centro Sociale organizzammo una raccolta di viveri e beni di prima necessità. Con un convoglio di nostre macchine raggiungemmo le zone terremotate per la pronta consegna. Ero stato già volontario in Friuli dopo il terremoto del 1976 con epicentro a Gemona, ma quanto avvenne in Basilicata e Campania aveva triplicato vittime e distruzioni».

 

Antonio Castaldo-Istituto Europeo di Scienze Umane e Sociali IESUS