Daniel Mannini commenta la mostra del grande maestro Gauguin a Roma

Ben oltre alle aspettative e al di là di ogni previsione positiva! Questa l’accoglienza trionfale meritatissima riservata alla superba e superlativa mostra romana, che vede protagonista assoluto il maestro Gauguin all’interno del contesto istituzionale di pregio del Museo Storico della Fanteria. Allestita in loco fino al 25 gennaio 2026 è assolutamente imperdibile, perché accorpa un circuito di opere, che inneggiano all’estro spettacolare del geniale artista francese e ne evidenziano quelle peculiari connotazioni distintive, che fanno la differenza e lo consacrano nell’olimpo dei cosiddetti mostri sacri della grande storia dell’arte universale. Il titolo della mostra è già di per sé fortemente evocativo e rievocativo: “Il diario di Noa Noa e altre avventure”. Prende spunto infatti, dal diario personale redatto da Gauguin nel 1893, in seguito al suo primo viaggio a Tahiti, che è stato integrato da fantastiche xilografie a colori per completare e corredare i testi scritti. Dentro questo magico e incantevole diario viene raccontata e narrata la vita tipica delle isole polinesiane con la descrizione dei costumi e delle usanze tradizionali, ma anche dei miti, delle leggende e delle credenze ancestrali, che toccano la sfera del simbolismo e della spiritualità, della trascendenza e del misticismo. La produzione esposta include oltre 100 opere tra disegni, litografie e pagine di diario, permettendo ai visitatori di entrare a pieno nell’universo itinerante e viaggiante di Gauguin, di interpretare i pensieri, le riflessioni e i sentimenti dettati e scaturiti dal suo ego più intimo e di comprendere l’animo e il cuore di questo esimio maestro del post impressionismo. Si evince e si coglie quello sguardo catturato e rapito verso il mondo esotico che lo ha intensamente ispirato. In esposizione si può ammirare anche il piccolo taccuino personale di Gauguin, dove emerge la fitta rete di amicizie e collaborazioni con artisti come Van Gogh ed Émile Bernard. Su questa scia, la dottoressa Elena Gollini ha voluto sentire il commento del giovane creativo Daniel Mannini (www.danielmanniniart.it) per creare un simbolico ponte di trait d’union artistico tra passato e presente.

D: In generale, in che modo valuti la poetica espressiva del grande maestro Gauguin, protagonista di una prestigiosa mostra romana?
R: La poetica espressiva di Paul Gauguin è quella di una ricerca artistica volta a catturare l’essenza spirituale e simbolica delle sue tematiche. Egli si distingue per il suo approccio innovativo al colore e alla forma, che vanno oltre la rappresentazione realistica, creando un linguaggio visivo ricco di simbolismo e suggestioni. La sua volontà di immergersi in culture lontane, come quella tahitiana,e di reinterpretare le sue esperienze attraverso un uso audace e non convenzionale del colore, conferisce alla sua opera un carattere profondamente personale e poetico. Questo evento romano mette in luce la sua capacità di trasmettere emozioni profonde e di esplorare diverse tematiche, permettendo di apprezzare appieno la sua poetica come un ponte tra l’arte, il mondo interiore e il senso di trascendenza.

D: Se dovessi designare un’opera capolavoro di Gauguin, che ti affascina e ti colpisce di più, quale sceglieresti e perché?
R: Tra le opere di Paul Gauguin, quella che considero un capolavoro particolarmente affascinante è “Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?”. Questo dipinto affronta grandi questioni esistenziali e riflette la ricerca di senso dell’artista sulla vita, sulla morte e sulla spiritualità, una riflessione profonda sulla condizione umana, considerare le origini, il presente e il destino dell’essere umano. La scena si svolge in un paesaggio esotico e tropicale, con colori vivaci e forme stilizzate tipiche dello stile di Gauguin, che si ispira all’arte primitiva. Può essere interpretato come un viaggio attraverso le fasi della vita umana: dalla nascita, attraverso la maturità, fino alla morte e alla rinascita spirituale. Le figure si muovono in un ciclo continuo, suggerendo il fluire della vita e il ritorno alle origini. L’artista esplora il senso dell’esistenza, la spiritualità e il rapporto tra uomo e natura. Questo dipinto mi ha sempre colpito per la grandezza del suo significato e la ricchezza della composizione dell’opera.

D: La produzione d’eccellenza dell’illustre Gauguin rappresenta una contaminazione intrigante e peculiare davvero sui generis, generata e sviluppata in virtù e a fronte del suo trasferimento in Polinesia. Nella tua visione creativa di ricerca c’è posto anche per una componente dii contaminazione visionaria e per una sperimentazione da outsider anticonformista alla stregua di Gauguin?
R: Nella mia visione creativa, lo spirito di contaminazione visionaria e di sperimentazione anticonformista può essere fonte di grande ispirazione in un percorso creativo di ricerca, anche se già nel mio percorso questo modo di approcciarmi alla pittura è già stato affrontato, avendo sperimentato tecniche e tematiche diverse tra loro. La sperimentazione è importante, perché permette di esplorare territori sconosciuti, in senso culturale, estetico o spirituale, portando a una crescita personale. La contaminazione visionaria diventa così un potente motore di ricerca, che spinge oltre i limiti convenzionali e apre a nuove possibilità espressive. Gauguin si è immerso in un mondo lontano, portando alla luce un universo di simbolismi e di sogni, cosi anche nel mio percorso creativo, in cui cerco talvolta, anche a seconda del tema affrontato, di creare un dialogo tra mondi apparentemente distanti, soprattutto da un punto di vista tecnico.