
Casoria – Consorzio cimiteriale Arzano, Casoria e Casavatore: dal paventato condizionamento al condizionatore è un attimo… Il nostrano Don Chisciotte della Mancia (che dimenticò)…come per i paladini (finti) da lui tanto amati e immaginati, ha bisogno per agire di alcuni elementi fondamentali: una fervida immaginazione, un cavallo (la seggiola), uno scudiero (il tifoso), e una nobildonna da amare extra. Ed ecco che romanzando romanzando, parte allora con il suo ronzino, un cavalluccio di poco conto chiamato eloquentemente Ronzinante, dandosi il nome di Don Chisciotte della Mancia, e decide di affrontare mille imprese e pericoli in nome della sua amata Dulcinea del Toboso, che in realtà è una povera donna di nome Aldonza Lorenzo Pirellas. Trova poi un contadino che, in cambio delle grandi ricompense che il nostro protagonista promette, lo segue e accetta di fargli da scudiero, Sancho Panza. Il giorno dopo la finta investitura Don Chisciotte comincia il suo viaggio e compie la prime inutili imprese: salva un ragazzo da un contadino che lo sta picchiando ma appena lasciati soli i due ricominciano con la zuffa. Il cavaliere incontra poi dei mercanti di Toledo e, li obbliga ad affermare che Dulcinea del Toboso sia la dama più bella che si sia mai vista sulla faccia della Terra ma i mercanti infastiditi lo prendono a bastonate. Don Chisciotte a questo punto viene riconosciuto da un contadino e riportato a casa, dove il nipote di Alonso e la sua governante bruciano tutti i suoi romanzi sperando che, in questo modo, lasci da parte la sua mania di imitare quei paladini che esistono solo in vecchi libri. Don Chisciotte non si fa fermare da questo imprevisto e riparte con il fedele scudiero, Sancho Panza. È a questo punto della narrazione che il protagonista si scaglia contro i mulini a vento, immaginati come dei giganti da sconfiggere e si (auto-convincendosi), ma proprio mentre cavalca contro questi mostri, una pala del mulino lo scaraventa a terra con tutto il cavallo, e anche questa impresa termina in modo ridicolo. Ancora altri episodi come quelli fin qui visti, attendono il povero Don Chisciotte, e tutti terminano nello stesso inglorioso modo. Il fatto è troppo lunga da raccontare, ma ben si avvicina (solo in certi atteggiamenti per carità!) alla storia fulminea dell’ex presidente del consorzio Giuseppe Salzano che dopo gli incarichi legali, le finte battaglie per la legalità, le “imbecillaggini” scritte negli esposti (cit. sindaco Maglione) ha dovuto fare i “conti” anche con il caldo opprimente della scorsa estate che ha un po’ afflosciato e annebbiato tutti. Caldo che in alcuni casi per combatterlo e battuti i piedi a terra, si è riusciti a sconfiggerlo facendo istallare a casa propria i tanto ambiti condizionatori con relativo e allegato montaggio omnicomprensivo. Ma a corollario di cotanta storia, appare giusto approfondire anche alcuni aspetti psicologici di don Chisciotte. Il primo a parlare di bugiardo patologico o, più esattamente, di mitomania, fu il dottor Ernest Dupré all’inizio del ‘900. Secondo lo studioso, il bugiardo patologico utilizza le bugie, solitamente molto credibili, per sembrare più interessante agli occhi degli altri. L’obiettivo principale non è quello di imbrogliare gli altri, quanto piuttosto quello di deformare la realtà a proprio piacimento. Per questo, i bugiardi patologici tendono a mentire in maniera compulsiva. Dal punto di vista psicologico, tale tendenza può risultare associata a tratti come l’egocentrismo e la scarsa empatia, caratteristiche che spesso portano a gravi difficoltà nella sintonizzazione affettiva interpersonale e nelle relazioni in generale. A livello clinico – spiega il medico- , tale tendenza alla menzogna può emergere frequentemente in coloro che presentano quadri di personalità di tipo antisociale, narcisistico, istrionico e borderline. Spesso questo atteggiamento nasconde una forte intolleranza alle critiche esterne, che difficilmente apre la possibilità del confronto tra pari, o la costruzione di un clima cooperativo, impiegando piuttosto la bugia come una sorta di scudo che possa proteggere l’identità del soggetto ma che, di fatto, gli impedisce di costruire relazioni affettive mature e genuine.To be continued…

Domenico Paglietta
