Come il Covid19 ha cambiato le abitudini dello shopping online

La pandemia da covid19 ha ridisegnato il substrato dell’economia e delle abitudini degli italiani. Da un lato sta distruggendo le “economie” o meglio i settori più deboli, a causa della furbizia del nostro Governo, che finge di ristorare, ma con una mano da una briciola e con l’altra si prende tutto il resto in tasse. Dall’altro lato alcuni settori stanno avendo uno spunto importante a causa delle restrizioni imposte ai cittadini, che sono letteralmente costretti ad acquistare online prodotti sia di prima necessità che non.

Uno studio iniziale sulla pandemia ha infatti stimato che in Italia da febbraio si sono attivati oltre 4 milioni di nuovi utenti che in passato hanno utilizzato internet per ricerche o confronti, ma mai si erano affacciati al mercato online. Queste persone, probabilmente, non torneranno indietro, una volta scoperta la comodità ed i prezzi di internet, difficilmente poi si torna indietro. Infatti un utente, benché inizialmente possa essere restio a fare acquisti online, una volta carpita la fiducia di questo mercato e i vantaggi, difficilmente sceglie di tornare indietro.

I settori che maggiormente hanno visto una crescita in questa fase sono pochi, anche perché con gli italiani barricati in casa, poche sono le necessità di beni, ma ci sono comunque degli importanti balzi in avanti. Tra i settori che più sono cresciuti c’è quello dell’elettronica di consumo, che ha visto un balzo in avanti molto importante. Molto sono poi cresciuti anche i settori “food”, gli italiani chiusi in casa si sono attrezzati anche per la spesa online. Limitata invece è stata la crescita nel settore dell’abbigliamento e delle scarpe online, benché una lieve crescita si è registrata, l’esigenza di acquistare un prodotto “alla moda” non era di fatto una esigenza fondamentale stando chiusi in casa. In contro tendenza invece, sopratutto nella fase iniziale della pandemia, il settore di abbigliamento e calzature per bambini. Infatti in questo caso l’esigenza per i genitori era quella di far fronte alla “veloce” crescita dei bambini, che rendevano abbigliamento e calzature inadeguate in poche settimane. Con la serrata dei negozi infatti questo settore ha visto un balzo in avanti molto importante.

Ma quanti di questi acquirenti online “sopravviveranno” poi alla fine della pandemia?

Questa è la domandona del secolo! In realtà una risposta l’abbiamo già data: difficilmente scoperta la comodità e i prezzi di internet si torna indietro. Ma non è cosi per tutti i settori! Se da un lato l’elettronica di consumo non ha bisogno di essere toccata con mano, altri settori come l’abbigliamento e le calzature, sicuramente alla fine della pandemia perderanno pezzi per strada. Come anche il settore del “food online”. Del resto determinate esigenze hanno bisogno di “velocità” che online anche con il miglior dell’impegno molti operatori non possono offrire. Ma c’è comunque l’altra faccia della medaglia da considerare. L’economia sta cambiando, la flessione del PIL ha messo in crisi il nostro sistema e il Governo ha fatto ben poco se non pretendere indietro anche le tasse. Dei miliardi in arrivo non arriveranno neppure le briciole agli operatori di tutti i settori, il nostro Governo è impegnato sin dall’inizio della pandemia a spendere in maniera insensata i soldi in arrivo, tra monopattini, bici, bonus e finti sgravi. Si pensa infatti di rinnovare con i soldi del recovery fund la pubblica amministrazione, ma non si pensa che non ci sarà niente da amministrare. Questa è la stupidità che porterà l’Italia in default. Il buon senso o meglio che ne possiede, immetterebbe fondi nelle aziende, investire in un’azienda significa crescere ed avere il giusto ritorno di tasse. La pubblica amministrazione cosa produce? Nulla, stato e pubblica amministrazione i soldi li bruciano non li producono. Ma per ragionare in questi termini occorre essere imprenditori. Al Governo abbiamo persone che molte volte non conoscono la realtà delle aziende, non conoscono le realtà delle pm e spesso non hanno neppure mai lavorato. Ecco il problema dell’Italia, abbiamo votato (anche se chi scrive ben si è guardato dal farlo!) delle persone, per protesta, scegliendole come il male minore. Non si dovrebbe scegliere il male minore con il voto, ma esprimere il consenso giusto, le conseguenze sono quelle che vivremo quando finiranno cassa integrazione, pandemia etc. Quando questo Governo, vorrà indietro briciole ed interessi, quando metteranno in ginocchio gli imprenditori.