IL TRATTAMENTO COGNITIVO-COMPORTAMENTALE DELL’OBESITA’

Articolo della Psicologa Pescara Dott.ssa Silvia Colangelo, psicoterapeuta.

In generale il peso sembra opporsi a qualsiasi cambiamento. Deviazioni significative dal peso ponderale cui normalmente ruota attorno una persona “set-point”, portano a una lunga serie di compensazioni fisiologiche che hanno lo scopo di riportare l’organismo a questo set-point. Per questo motivo, molto spesso, il vero problema della cura del sovrappeso e dell’obesità è il mantenimento del peso perduto. Nonostante la presenza di numerosi fattori che indicano che il recupero del peso non sia un fenomeno dovuto solo alla scarsa volontà, ma sia facilitato da complicati meccanismi biologici che operano quando una persona dimagrisce e vuole mantenere un peso più basso rispetto a quello di partenza (teoria del set point o peso regolato), è opportuno perdere peso quando una persona si trova nelle seguenti condizioni:

  • BMI maggiore di 30;
  • BMI tra 25 e 29,9 o la circonferenza vita elevata (uomini > 102 cm, donne > 88 cm) con due o più fattori di rischio;
  • In alcuni casi può essere consigliata una perdita di peso, indipendentemente dal BMI o dalla circonferenza vita;
  • Presenza di rischio cardiovascolare assoluto elevato (ad es. malattia coronarica, altre malattie aterosclerotiche, diabete di tipo 2, apnee notturne;
  • Presenza di altre malattie associate all’obesità (es. patologie ostetrico-ginecologiche, patologie osteoarticolari, calcolosi biliare e sue complicanze, incontinenza da stress).

In tutte le altre condizioni l’obiettivo dovrebbe essere quello di prevenire l’aumento di peso.

Fattori di rischio cardiovascolari.

  • Ipertensione (assunzione di farmaci antiipertensivi)
  • Fumo di sigaretta
  • Elevati livelli di colesterolo LDL
  • Una concentrazione di colesterolo LDL compresa tra 130 e 159 mg/dl
  • Bassi livelli di colesterolo HDL (< 35 mg/dl)
  • Alterata glicemia a digiuno (tra 110 e 125 mg/dl)
  • Storia familiare di malattia coronarica prematura (infarto del miocardio e morte improvvisa prima dei 55 anni nel padre o in altri parenti maschi di primo grado o prima dei 65 anni nella madre o altre parenti femmine di primo grado)
  • Età: maschi >45 anni, femmine > 55 anni o post menopausa.

   Secondo l’Istituto Nazionale della Salute degli Usa “l’obiettivo iniziale della perdita di peso per le persone obese è un decremento ponderale del 10% […]. Il razionale di questo obiettivo iniziale è che anche una moderata perdita di peso può significativamente diminuire la severità dei fattori di rischio associati all’obesità […], (2015).

Numerosi studi infatti hanno osservato che un calo ponderale del 5-10% (peso ragionevole) è in grado di determinare importanti miglioramenti delle condizioni di salute in generale e delle principali complicanze mediche associate all’obesità. Ci sono anche buone evidenze che tali miglioramenti siano mantenuti se il peso non è recuperato. Il calo di peso del 5-10% determina importanti benefici anche a livello psicologico: un consistente miglioramento dell’umore, dell’immagine di sé, dell’autostima e delle relazioni con gli altri.

Nel 1995 Williamson e colleghi hanno pubblicato uno studio osservazionale prospettico di 12 anni su perdita di peso corporeo e mortalità. Gli autori hanno analizzato i dati di 43.457 donne bianche in sovrappeso (BMI >27), non fumatrici, di età compresa tra i 40 e i 64 anni. Il tasso di mortalità è stato confrontato tra le donne che avevano perso peso intenzionalmente e quelle che non avevano avuto modificazioni ponderali.

Nelle donne con comorbilità associate all’obesità, la perdita di peso corporeo intenzionale era associata in modo statisticamente significativo a una riduzione del 20% di tutte le cause di mortalità, e in particolare a una diminuzione del 45% della mortalità legata al cancro, del 30% della mortalità legata al diabete e del 9% della mortalità per le malattie cardiovascolari.

La terapia di una condizione di obesità lieve può essere prevalentemente comportamentale e dietologica e prevede in genere l’aumento di attività fisica. Nelle obesità gravi può rivelarsi utile un trattamento farmacologico o chirurgico. La terapia comportamentale, attualmente, sembra essere uno dei trattamenti psicologici in grado di determinare una perdita di peso di circa il 10% nella maggior parte dei pazienti trattati (80%), in un tempo variabile dai quattro ai sei mesi. Un calo ponderale maggiore non sembra raggiungibile con le attuali terapie non chirurgiche dell’obesità perché l’organismo ostacola fortemente il dimagrimento attivando sofisticati meccanismi biologici.

Un aspetto critico della terapia comportamentale sembra essere il mantenimento del peso corporeo perduto. Secondo Wadden, infatti, la maggior parte dei pazienti tende a recuperare l’intero peso corporeo in circa tre anni (1999). Per questo motivo soprattutto in questi ultimi anni, alle principali tecniche comportamentali dimostratesi in grado di determinare una perdita di peso corporeo del 10%, si sono aggiunte nuove componenti cognitive per favorire sia il raggiungimento del calo ponderale, sia il suo mantenimento nel tempo.

Per riassumere, prima di descrivere in dettaglio le linee guida essenziali di un trattamento cognitivo comportamentale dell’obesità, possiamo sintetizzarne gli obiettivi in tre punti:

  1. Consentire ai pazienti obesi di ottenere una perdita di peso corporeo iniziale fra il 5 e il 10%.
  2. Addestrare i pazienti a fronteggiare gli ostacoli al mantenimento del peso corporeo ottenuto.
  3. Aiutare i pazienti a mantenere costante nel tempo la perdita di peso conseguita e affrontare le difficoltà alimentari in completa autonomia dal terapeuta e in un gran numero di diverse condizioni emotive, cognitive e fisiologiche.