Storia del cocktail

I cocktail sono bevande alcoliche ghiacciate (la scelta delle varianti è infinita), in grado di trasmettere sensazioni contrastanti: una sottile e armoniosa fusione di sapori, combinata all’impressione di ricevere un pugno nello stomaco.

A questo proposito è importante sapere che i cocktail a base di Gin, Vodka e Rum Bianco provocano in realtà disturbi più lievi rispetto a quelli causati dall’abuso di alcolici di colore più scuro.

L’invenzione del cocktail ha quattro diverse leggende, nessuna delle quali potrà mai essere confermata dai protagonisti.

La prima narra della bella americana Betsy Flanagan, che nella sua taverna, mesceva drink preparati con whiskey e gin, presumibilmente non di altissima qualità, e succhi di frutta. Queste pozioni si meritarono il nome di “Coda di Gallo”, in virtù della ampia gamma di colori proposta dall’intraprendente barista.

La seconda parla di un barman imbarcato su una nave in navigazione sul Missisipi, che per alleviare la noia del viaggio ai suoi clienti, mesceva ottimi drink utilizzando delle caraffe a forma di galletto, utilizzate da sempre, in Europa, per il servizio del vino.

La terza appartiene ad un barman di Vera Cruz, in Messico, che mescolava alcolici e frutta utilizzando come decorazione a guisa di stirrer bellissime piume di coda di gallo.

L’ultima, forse la più plausibile, sembra legata al cocktail codificato più antico del mondo, chiamato Sazerac, servito dal barman Jonh Schiller al Sazerac Coffee di New Orleans. Per il suo servizio utilizzava dei bicchieri caratteristici, che ricordavano la forma arrotondata di un uovo, chiamati Coquetelle, da cui il nome “Cocktail”.

La prima guida di ricette di cocktails venne pubblicata nel 1862 e si intitolava How to Mix Drinks, scritta dal professor Jerry Thomas. In essa vi erano incluse 10 ricette che erano chiamate “Cocktails”. L’ingrediente che differenziava i cocktails dalle altre bevande miscelate era l’uso degli amari, anche se questo tipo di ingrediente non si trova oramai quasi più nelle ricette moderne.

Ma le prime vere e proprie raccolte di ricette per cocktail sono da far risalire al periodo del proibizionismo statunitense (1919-1933), quando il consumo di alcool era illegale e la qualità dei liquori di contrabbando era molto scadente.

Ai primi del 1900 si assistette alla crociata contro l’alcolismo in tutta Europa, i decessi per cirrosi superano di gran lunga la soglia di guardia e lo stato sociale fu messo in pericolo.

Aumentarono i delitti di sangue e i reati dovuti all’assunzione di alcol, pertanto per calmierare la situazione si procedette alla privatizzazione delle aziende di distillati in alcune nazioni e alla messa al bando dell’assenzio che scomparve da tutti i ricettari dei cocktail. Solo alcune nazioni, come Spagna e Gran Bretagna, mantenettero la produzione dell’assenzio e permetterono ancora il suo consumo.

Questa messa al bando determinò anche una variazione organolettica gusto olfattiva di decine di cocktail, infatti i liquori che avevano fra gli ingredienti questo botanico, i bitter e i vermouth in primis, cambiarono profilo organolettico, mentre si assistette all’uso maggiore da parte dei barman di aromatizzanti a base di frutta.

Con la fine dell’assenzio scomparve anche una sorta di “signature” dei drink, infatti prima del Proibizionismo era usanza comune di molti bartentender affermati aggiungere sempre alcune gocce di questo liquore, per caratterizzare i cocktail. Questa “firma” era apposta anche ai drink più conosciuti come Manhattan, Martinez ed Old Fashioned dove questo ingrediente non era assolutamente previsto.

Senza assenzio si assistette ad una nuova declinazione del gusto corrente, le gradazioni alcoliche calarono sensibilmente, nacquero cocktail dolci e più femminili. I baristi dei cocktail bar tendevano a mescolare i liquori con altri ingredienti come succhi di frutta o coca-cola, per renderli più buoni e per mascherare la presenza di alcol dietro il colore da succo di frutta.

Il successo dei cocktails venne poi amplificato e supportato anche dal cinema e dalla letteratura, molti personaggi, infatti, venivano e vengono tuttora caratterizzati anche in base al loro cocktail preferito e a come si comportano al bancone del bar, si pensi per esempio a James Bond e al suo amato Vodka Martini.