Ottimizzazione per la stampa di render fotorealistici

I PROBLEMI PIÙ COMUNI QUANDO SI STAMPA UN RENDER.

Post-produzione render: Vi siete mai trovati con il problema di ottenere una stampa troppo scura e piatta dei vostri render dove i colori brillanti visti a video diventano spenti e grigi?

E’ un problema comune che può capitare. Ciò dipende da una serie di fattori che entrano in gioco e possono dare un pessimo risultato sia nella stampa

post-produzione-render ottimizzazione per la stampa

Ottimizzazione render per la stampa

della prova colore sia in stampa digitale o offset.

Per capire alcuni dei principali fattori che entrano in gioco, dobbiamo prima di tutto fare un’analisi su alcuni aspetti che caratterizzano il nostro flusso di lavoro.

Andiamo ad analizzare insieme questi aspetti:

1) MONITOR TROPPO LUMINOSO E NON CALIBRATO.

Le immagini realizzate in fase di rendering vengono visualizzate sullo schermo del nostro computer. Se non disponiamo di un monitor calibrato e la sua luminosità non è stata regolata accuratamente, questo può generare una condizione di lavoro poco sicura, dove le impostazioni del nostro monitor sono soggettive e non oggettive.

 

Tutto questo si traduce con l’incertezza di quello che vediamo rispetto a ciò che otterremo in stampa. Decisamente una delle peggiori situazioni per quanto riguarda l’operare con immagini digitali.

 

Infatti se il nostro monitor è troppo luminoso e non calibrato e non è nemmeno allineato con la stampante, potremmo avere delle bellissime immagini a video ma quando andremo in stampa ci troveremo con delle immagini molto scure, grigiastre e poco profonde e con colori non fedeli.

 

Quindi fate molta attenzione a questi punti:

 

  • Avere un buon monitor calibrato e con la luminosità corretta

 

  • Calibrare periodicamente il monitor

 

  • Fare sempre una prova di stampa a monitor

 

2) DIFFERENZE TRA I COLORI DEL MONITOR E I COLORI DELLA STAMPA

“La stampa del render è diversa da come l’ho visto sul mio monitor” è una delle frasi che spesso viene detta da chi ha realizzato un render mettendoci anima e corpo per il miglior risultato, ma si ritrova con un risultato completamente diverso in stampa.

 

Giustamente ci si sente un po’ avviliti quando si è lì pronti per ammirare la stampa di tanto duro lavoro ed invece ci ritrova per le mani un’immagine stampata che non appare come vedevamo a monitor o come avevamo pensato.

 

Il problema o meglio il concetto da capire è la grande differenza che c’è tra la riproduzione dei colori nei monitor e la riproduzione dei colori nella stampa.

I monitor che utilizziamo nel nostro lavoro quotidiano, sono lastre retroilluminate e quindi danno una brillantezza ed una gamma di colori alle immagini che difficilmente possiamo riprodurre su carta. Questo è anche dovuto al fatto che nei monitor si utilizzano spazi colore RGB mentre nella stampa si utilizzano spazi colore CMYK.

 

Senza addentrarci troppo nel tecnico, tenete semplicemente a mente che lo spazio colore RGB

è molto più ampio di uno spazio colore CMYK e già questo può creare dei limiti se non siamo in grado di capire e gestire nel modo migliore questo passaggio.

Questo perché le combinazioni dei colori nei monitor e nella stampa vengono determinate

attraverso due sintesi ­differenti:

 

– la sintesi additiva viene utilizzata per i colori a monitor

 

– sintesi sottrattiva viene utilizzata per i colori nella stampa

 

Andiamo ora a conoscerle nello specifico e a scoprire come si compongono e soprattutto in cosa si differenziano.

 

 

La sintesi additiva:

 

Con sintesi additiva ci riferiamo ai colori primari prodotti dalla luce.?Questi colori primari sono sempre: Rosso, Verde e Blu che noi conosciamo come RGB (dall’inglese Red, Green, Blue).

Se sommati tra di loro creano il bianco o meglio ancora, la luce bianca.

La mescolanza tra di loro in differenti porzioni invece va a creare tutto lo spettro dei colori da noi percepiti.

 

Per farla semplice è quello che comunemente facciamo quando apriamo ogni mattina gli occhi, , quando accendiamo la TV, accendiamo il nostro tablet oppure sblocchiamo il nostro smartphone. Semplicemente, aggiungiamo luce.

 

Per creare il colore nero, nella sintesi additiva si deve togliere luce, infatti il colore nero in questa mescolanza viene definito anche come “assenza di luce”. Se volete un esempio con il televisore che abbiamo nelle nostre case, se vogliamo lo schermo completamente nero, dobbiamo spegnere la TV quindi togliere tutta la luce.

La sintesi sottrattiva:

Se prendiamo un foglio di carta pulito, non abbiamo bisogno di aggiungere nessun colore per ottenere il bianco, esatto?

 

I colori sottrattivi sono quelli creati dalla luce riflessa dai pigmenti applicati alle superfici degli oggetti. Questa sintesi sottrattiva forma: Magenta, Ciano e Giallo che sono i colori base degli inchiostri usati nella maggior parte dei sistemi di stampa.

 

La miscela dei tre colori primari di pigmento, in teoria, dovrebbe produrre il nero, il colore più scuro e con minor quantità di luce, perciò questa miscela è conosciuta come sintesi sottrattiva. In pratica però il colore così ottenuto non è abbastanza forte, per cui viene aggiunto pigmento nero realizzando così lo spazio di colore CMYK (Ciano, Magenta, Giallo, Nero). I processi di stampa tradizionali a colori si basano su questa sintesi sottrattiva.

 

Semplificando possiamo dire che:

tutto ciò che viene utilizzato su monito, tv, ipad etc. va creato in RGB (sintesi additiva) essendo tutti questi apparecchi mezzi che producono luce.? Viceversa, tutto quello che viene stampato deve essere prodotto in CMYK (sintesi sottrattiva) perché la stampa avviene attraverso la miscelazione dei pigmenti.