I ritmi della memoria nella pittura di Graziano Ciacchini

Graziano Ciacchini, da artista sempre coerente e consapevole si è saputo sintonizzare sulle tendenze e sulle correnti del tempo passato e presente per capirle e reinterpretarle a proprio modo, senza mai però sottostare con un’adesione statica e pedissequa, ma canalizzandosi sempre in un continuo scavo di ricerca, mai pago e mai appagato, sempre proteso verso il nuovo. La dottoressa Elena Gollini analizzandone l’intensa formula espressiva ha sottolineato commentando: “Caratterizzando le sue opere da una dimensione fantastica e sognante, per certi aspetti quasi ludica, ma anche estremamente precisa e attenta nel fare risaltare al meglio i contenuti sottesi, graziano si dimostra un artista completo nella sua pienezza dialettica comunicativa. Ogni singolo elemento acquista un ruolo chiave dentro l’orchestrazione scenica d’insieme e diventa parte integrante di un tutto, che riflette un palpabile gusto per la vita e i suoi colori. Sono ritmi della memoria quelli su cui si muove nel suo incedere, palesando quei bisogni e quelle emergenze interiori che diventano delle preziose bussole che lo guidano per orientarsi nella società, che osserva con attenzione nella sua incessante parabola, come testimone attivo e diretto del proprio tempo, guardando e studiando, ma anche soprattutto ricordando, metabolizzando e introiettando per poi convogliare il tutto nel suo fare arte“. E ancora ha proseguito rimarcando: “Le opere di Graziano conoscono la complessità della mente. Il graffio artistico serve a illuminare e a delineare mappe di senso e di pensiero, rivelando le varie stratificazioni intrinseche e i vari strati reconditi delle cose. Dentro l’ordito figurale si rintracciano verità e realtà di molteplice valenza, che una visione ampia e globale può cogliere e comprendere nell’effettiva portata complessiva“. “La realtà è terribilmente superiore a ogni storia, a ogni favola, a ogni divinità, a ogni surrealtà. Basta avere la genialità di saperla interpretare“. Così ha scritto Antonin Artaud parlando del grande Maestro Vincent Van Gogh. Graziano accoglie questa riflessione autorevole. Per lui la società e in particolare quella contemporanea, è difficile da dirimere, ma possibile da descrivere. Questo è il compito primario dell’artista, che indaga, si contrappone e si adegua, pensa e non è mai pago in un continuo proporsi, in un continuo bisogno di dare e di darsi.