Come aprire un pastificio nel nostro Paese

Chi ha in mente di avviare l’attività di un pastificio in Italia deve preoccuparsi in primo luogo di individuare una location adatta: dalla sua scelta dipende, infatti, la possibilità di conseguire il successo che si auspica. I locali ubicati in un’area piuttosto trafficata presuppongono, in linea di massima, un investimento più elevato, ma vale la pena di spendere un po’ di più per una location che sia facile da raggiungere invece che accontentarsi di una località scarsamente accessibile che consenta un certo risparmio. Proprio per questo motivo, vale la pena di eseguire un’indagine di mercato che si riveli utile a verificare le potenzialità del territorio in cui ci si trova, ma soprattutto ad accertare la presenza di possibili concorrenti nei paraggi.

Qual è il locale più adatto per un pastificio?

Dal punto di vista pratico, è bene preoccuparsi delle dimensioni della struttura in cui l’attività dovrà essere avviata: una superficie di 70 metri quadrati può bastare per consentire l’installazione degli impianti per pasta secca, tenendo presente che una parte dello spazio sarà dedicata all’attività di produzione e un’altra parte sarà quella aperta al pubblico per la vendita. Nel laboratorio dovranno essere presenti tutti gli strumenti fondamentali per la lavorazione. Tra i macchinari richiesti, al di là del tavolo da lavoro, ci sono i frigoriferi e almeno una impastatrice, senza dimenticare il macchinario per il taglio della pasta corta. Più la cucina è grande e più si ha la certezza di poter operare con calma e comodità. Dal lato del punto vendita, invece, c’è bisogno di un banco in cui la pasta dovrà essere esposta, di una bilancia elettronica per la pesatura dei prodotti e di un registratore di cassa.

Gli adempimenti burocratici

Come per qualsiasi altro tipo di attività commerciale, anche per l’apertura di un pastificio è necessario seguire una trafila burocratica piuttosto lunga ed elaborata, anche perché si tratta della compravendita di prodotti alimentari. In primo luogo, occorre aprire la partita Iva, sempre che non se ne sia già in possesso, e a tale scopo ci si deve rivolgere all’Agenzia delle Entrate, che mette a disposizione – eventualmente anche online – i moduli da compilae a tale scopo. Il passo successivo è rappresentato dall’iscrizione presso la Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura al Registro delle Imprese.

Che cosa fare dopo l’iscrizione al Registro delle Imprese

In seguito, ci si deve preoccupare di ottenere l’autorizzazione dell’autorità sanitaria locale che ha lo scopo di attestare che gli spazi destinati all’attività commerciale siano idonei dal punto di vista igienico e conformi alle prescrizioni contenute nelle normative in vigore in materia. La lista delle autorizzazioni che devono essere richieste, tuttavia, non è ancora conclusa, perché c’è bisogno anche di quelle urbanistiche. Una volta che ci si è rivolti al Comune di competenza per la dichiarazione di inizio attività, non si deve dimenticare che per la produzione artigianale di pasta c’è bisogno dell’attestazione HACCP, che serve a evitare che gli alimenti possano essere contaminati.

Inps e Inail

Finiscono qui gli adempimenti burocratici indispensabili per l’apertura di un pastificio? Nemmeno per sogno, dal momento che sono contemplate anche le iscrizioni all’Inps e all’Inail: la prima serve per il versamento dei contributi previdenziali, mentre la seconda è obbligatoria per tutelare i dipendenti rispetto alle conseguenze di eventuali – e ovviamente non auspicabili – infortuni sul lavoro. Infine, non è obbligatorio ma è certo consigliabile fare riferimento a un commercialista che fornisca un supporto costante e assicuri che non si incappi in dimenticanze o distrazioni che potrebbero risultare pericolose e onerose sul lato economico.