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Nicolò Zanon speaker in occasione di un simposio sull’argomento “Consulta e coscienza sociale”

Nicolò Zanon, giudice della Corte costituzionale e docente di Diritto costituzionale presso l’Università degli Studi di Milano, è stato invitato nel gennaio 2018 a un seminario promosso dall’Università di Catania sui riflessi dell’evoluzione della coscienza sociale nei giudizi di legittimità costituzionale delle leggi di fronte alla Consulta.

Nicolò Zanon, giudice corte costituzionale

Nicolò Zanon relaziona all’interno di un workshop intitolato “Corte costituzionale e coscienza sociale”

Nicolò Zanon è intervenuto nel corso del seminario tenutosi lo scorso gennaio 2018 e ospitato dal Dipartimento di Diritto dell’Università di Catania avente come oggetto il margine di manovra a disposizione della Consulta per intervenire ed eventualmente sollecitare il legislatore a legiferare per adeguarsi ad una evoluta coscienza sociale in merito a tematiche di forte interesse e attualità presso la collettività. La tavola rotonda è stata inaugurata con i saluti del rettore Francesco Basile, del responsabile di dipartimento Roberto Pennisi e della coordinatrice del dottorato in giurisprudenza Anna Maria Maugeri. A dare inizio ai singoli interventi è stata invece la prof.ssa Adriana Ciancio, docente di Diritto costituzionale che ha introdotto Nicolò Zanon presentandolo come artefice di numerosi e utili studi in materia di diritto, sottolineandone anche l’impegno in diversi frangenti di centrale interesse per i cittadini italiani, quali ad esempio la relazione della sentenza 35/2017 che ha decretato la parziale contrarietà alla Costituzione della legge recante il sistema elettorale cd. Italicum. Nelle parole del rettore, questo workshop ulteriormente “testimonia la qualità dell’offerta didattica del nostro dipartimento di Giurisprudenza, non a caso recentemente inserito nel novero dei dipartimenti di eccellenza del Paese” ed è a maggior ragione di prepotente attualità per via del sempre più veloce cambiamento della coscienza sociale che impone un conseguente adattamento delle leggi dello Stato.

Nicolò Zanon porta uno study case a sostegno concreto della sua tesi interventista, ma con moderazione

Nicolò Zanon nel suo intervento, pur sottolineando la difficoltà di accordarsi sulla definizione stessa di coscienza sociale.. rileva che essa sembra rimandare a un’oggettività antitetica a qualsiasi parere soggettivo di singoli o collegi. Diventa quindi fondamentale da parte della Corte Costituzionale agire con circospezione senza sconfinare troppo in territori di competenza preponderante da parte del legislatore. A supporto della tesi che vede il giudice costituzionale, nei casi ove latita l’intervento del Parlamento, quale garante di una trasposizione a livello giuridico dei cambiamenti della coscienza sociale, Zanon ha portato la storia dell’attribuzione esclusiva del cognome paterno imposta alla prole, di recente dichiarata illegittima proprio dalla Consulta di cui fa parte. Il giudice costituzionale ha a tal proposito portato alla memoria degli astanti il fatto che la prima volta che la Corte fu chiamata a pronunciarsi su questo caso ormai trent’anni fa, nel 1988, rimandò il giudizio proprio al legislatore, sollecitandolo così a intervenire per colmare una lacuna che era di sua esclusiva competenza. Nuovamente interrogata nel 2006, la Corte questa volta sentenziò che il sistema di trasmissione del cognome è figlio di una tradizione e cultura di stampo patriarcale e contrastante con gli articoli della Costituzione che garantiscono la parità dei sessi, rimettendo però nuovamente la questione alla sovranità del Parlamento. Infine, nel 2016 la sentenza n. 286 ribaltò la situazione indicando la legge vigente come contraria alla Costituzione e ponendo così fine a un silenzio che si potrebbe definire quasi assordante da parte dell’organo legislativo, visto anche il richiamo della Corte europea dei Diritti dell’uomo a rispettare il divieto di discriminazione precedentemente enunciato dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. Nicolò Zanon ha quindi spiegato il caso sopra enunciato esortando il pubblico a leggerlo con un doppio punto di vista: “C’è chi vede nella prima decisione della Corte del 2006 un’eccessiva deferenza, quasi una forma di timidezza nei confronti del legislatore. Si può invece interpretare quella decisione del 2006 come un esempio di equilibrio (è giusto attendere l’intervento del legislatore) e, contemporaneamente, quella del 2016 come un modello di fermezza, che porta all’accoglimento della questione di legittimità costituzionale dopo che il legislatore perdura nella propria inerzia”.