I falsi miti dell'alimentazione nello sport

I falsi miti dell’alimentazione nello sport

Le leggende

Sull’’alimentazione ed il suo rapporto con lo sport in genere sono molteplici, soprattutto nel mondo del calcio. Nota quella di Filippo Inzaghi, una vita con pasta, pollo e plasmon: sì, quei biscottini per bambini sono il segreto dietro il successo di uno dei più forti bomber di tutti i tempi.

 

Nel footing

La passione travolgente del footing ha preso piede anche in Italia ormai da anni. Popoli di corridori (poco), Mennea a parte, di maratoneti (molti) ma soprattutto di appassionati: fondamentale come in pochissimi altri sport saper abbinare al footing una buona alimentazione. Ma quanto importante è quest’aspetto, abbinato alla pratica sportiva, qualunque essa sia la disciplina? E cosa cambia se lo si pratica a livello amatoriale o agonistico? Negli ultimi anni sempre più sportivi, anche di primo rango, hanno voluto intraprendere un percorso alimentare sempre più accurato, ai limiti del maniacale.

Nel tennis

Esempio lampante è quello di Novak Djokovic, con l’ex n.1 del mondo che per un fisico statuario alla base dei suoi successi e di un dominio lungo 5 anni ha impostato una dieta ferrea ed estremamente accurata.

Gli specialisti del settore oggi rappresentano quasi una presenza fissa, nonché nuova, all’interno dello staff di uno sportivo: alla stregua di psicologi, preparatori atletici e fisioterapisti. Ovviamente anche nello sport occorre fare distinzioni, con alcune discipline che necessitano di un’alimentazione molto più attenta e fabbisogni di calorie differenti. In alcuni casi vi sono degli estremi quasi difficili da pensare, ma che sono fondamentali per una prestazione sportiva all’altezza. Uno di questi casi è quello del nuoto, che supera di gran lunga qualsiasi altro sport per calorie bruciate: oltre le diecimila, come dimostra la grafica sottostante.

In questa graduatoria il calcio si trova piuttosto al di sotto della media, con un fabbisogno di 3.800 calorie: superiore a quelle richieste per pochissime altre discipline, come ad esempio motori (F1 e MotoGp) o il baseball. Fra i più “pesanti” caloricamente parlando vi sono il football americano, basket e soprattutto il ciclismo: quest’ultimo caso è assolutamente particolare, con una dieta che all’interno dello stesso sport può prevedere alimentazioni differenti in base al tipo di corridore e tappa. Infatti per velocisti e scalatori, corse a tappe o classiche, il fabbisogno giornaliero di calorie può cambiare drasticamente in base alla fisionomia del percorso e delle risorse che si intendono conservare all’interno di un Giro (o Tour).

Un esempio emblematico di quanto al di là di rigide regole alimentari vi sia talento, applicazione e buon senso con poche ma semplici norme da seguire per un professionista a livello agonistico. Per gli amatoriali, è solo questione di volontà: “pagare oro, vedere cammello”, pretendere un fisico snello ed in salute praticando sport ma lasciandosi andare a tavola era, è e resterà purtroppo un’infinita utopia!

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