La poltrona per due di Assolombarda

Dell’Orto e Bonomi in gara per guidare l’industria milanese: due aziende a confronto.

È entrata nel vivo la sfida per prendere il posto di Gianfelice Rocca alla presidenza di Assolombarda, la più ricca e potente associazione territoriale di Confindustria. Ieri si è svolta la seconda tornata di audizioni da parte dei tre «saggi» che compongono quella che lo statuto definisce Commissione di Designazione cui spetta il compito di sondare gli umori della base per cercare di presentare un candidato unico al Consiglio Generale il 12 aprile. Ma non è escluso che al termine delle consultazioni i saggi arrivino in consiglio generale con entrambi i candidati. L’investitura ufficiale del successore di Rocca avverrà comunque durante l’assemblea generale attesa per metà giugno. In corsa per la presidenza si sono proposti Carlo Bonomi e Andrea Dell’Orto: due imprenditori con storie e aziende diverse.

Dell’Orto spa – dopo i motori del boom il grande passo in India.

Dai carburatori all’elettronica automotive.

I ricavi salgono a quota 80 milioni grazie alla spinta dell’export.

Andrea Dell’Orto, 48 anni, rappresentante della terza generazione di un’azienda specializzata nella fabbricazione di carburatori, la Dell’Orto Carburatori, di cui oggi i vari rami della famiglia possiedono l’intero capitale: il nonno, con altri due soci, la fondò nel 1933 in Brianza e riuscì a cavalcare tutta la grande ondata della motorizzazione italiana, a due e a quattro ruote.

I suoi primi grandi clienti furono nomi come Guzzi, Benelli, Piaggio. Poi, dagli anni Sessanta, passò a fornire anche l’industria automobilistica, condividendone l’evoluzione tecnologica. Nel 2008, anno della grande crisi dell’automotive, Andrea Dell’Orto – che guida l’azienda dal 2005 assieme al fratello Luca – punta su due strade: innovazione e internazionalizzazione. Nasce un nuovo stabilimento a Cabiate, uno dei primi in Italia a ciclo integrato (è tutto interno, dalla fonderia alla produzione all’assemblaggio), dove entrano automazione e robotica; anche il prodotto si evolve, dai carburatori ai corpi farfallati alle centraline elettroniche. Una politica di investimenti che permette alla Dell’Orto di aumentare, oltre al fatturato, anche l’occupazione.

L’altra linea strategica è l’internazionalizzazione, con lo sbocco sui mercati asiatici. L’azienda aveva già avviato una prima produzione in India nel 2006, con un socio locale, finalizzata all’esportazione di carburatori per il mercato europeo. Nel 2008 l’impostazione cambia radicalmente: comincia la produzione di corpi farfallati per il mercato indiano, per moto e per la city car Tata Nano e poi per le auto low cost di Renault, le cosiddette «people car». Nasce la Dell’Orto India, 100% Dell’Orto. Lo stabilimento di Pune, il distretto dell’automotive indiana, ha una produzione tutta destinata al mercato asiatico (Piaggio compresa).

Si tratta quindi di una storia di vera internazionalizzazione, e non di delocalizzazione, perchè il mercato indiano è stato aperto senza ridurre investimenti e occupazione in Italia, che sono, al contrario, ai loro massimi nella storia aziendale. I pezzi costruiti in India infatti non vengono importati ma sono destinati direttamente al mercato locale, che ha un potenziale enorme: basti pensare che in Italia oggi si vendono circa 400mila scooter all’anno, in India 18 milioni.

Il gruppo Dell’Orto nel 2016 ha fatturato 80 milioni di euro (erano 51 nel 2013), di cui il 60% costituito da export, con un utile netto 2 milioni; e occupa circa 350 addetti.

 

Fonte – Il Giornale, 10-03-2017