Lavoro e maternità: molte donne preferiscono dire addio all’azienda

Per le mamme di oggi è ancora difficile conciliare impegni familiari e lavoro. Secondo le ultime statistiche diffuse dal Ministero del Lavoro, oltre 23 mila neo mamme dopo il parto hanno lasciato il lavoro, soprattutto le donne con un livello di istruzione più alto.

La maggior parte sono giovani, tra i 26 e i 35 anni, con un’anzianità di servizio di circa 3 anni. Il primo motivo che spinge le mamme italiane a rinunciare alla carriera, anche se appagante, sembra essere la scarsità di strutture educative e l’assenza di parenti a cui affidare il piccolo.

Ad ostacolare la permanenza delle mamme nei posti di lavoro, inoltre, sono anche i costi elevati per la gestione dei figli e la scarsa disponibilità dei datori di lavoro a concedere orari flessibili e part-time.

L’indagine, inoltre,  evidenzia che a rinunciare alla propria carriera sono anche le donne che svolgono professioni appaganti.

Sia che lavorino in studi legali, in web agency o come insegnanti, molte donne scelgono di non tornare a lavoro dopo la maternità. Spesso la rinuncia avviene attraverso dimissioni o risoluzioni consensuali di madri o padri, convalidate dal ministero del Lavoro.

Una prassi sancita da un decreto legislativo del 2001 che prevede che le dimissioni delle madri lavoratrici, o dei padri lavoratori, siano confermate davanti a un pubblico ufficiale e approvate dalle direzioni provinciali del lavoro, per evitare dimissioni forzate e abusi da parte delle imprese.

In genere le mamme che dicono addio all’azienda lo fanno nei primi anni di vita del bambino, periodo in cui gioca un ruolo determinante anche l’aspetto psicologico di attaccamento e protettività nei confronti del neonato.

In Italia le mamme con un figlio sotto i 5 anni sono  2,7 i milioni. Tra queste, secondo un rapporto di Save the children, circa metà delle donne non lavora. E l’accesso alla professione si riduce ulteriormente quando aumenta il numero dei figli: tra i 25 e i 49 anni il tasso di occupazione materna con un figlio è pari al 58,6%, ma si ferma a 54,2% se i figli sono 2 e non supera il 40,7% con 3 o più figli.

A determinare questa situazione è anche il fatto che gli impegni familiari gravano ancora soprattutto sulle donne: 5 ore e 9 minuti al giorno, contro le 2 ore e 22 minuti degli uomini.

I dati dimostrano come la rete familiare continui ad essere prioritaria per le donne che scelgono di avere un figlio. Quando sono chiamate a scegliere tra professione e famiglia, la maggior parte delle donne continua a optare per la seconda.

Una rinuncia che non sarebbero costrette a fare se potessero contare su una seria politica di sostegno alle famiglie e un’efficace rete alternativa pubblica.